CONDIVIDIAMO L’INTRODUZIONE DEL GREEN PASS PER IL PERSONALE SCOLASTICO, MA LE VERIFICHE NON DEVONO RICADERE SOLO SULLE SCUOLE E SUI LORO DIRIGENTI

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge varato giovedì sera dal Consiglio dei Ministri e dedicato, in gran parte, alla ripartenza in sicurezza delle attività scolastiche.

Una delle misure principali, come noto, è costituita dall’obbligo di possesso del cosiddetto “green pass” da parte del personale scolastico, come condizione necessaria per “l’erogazione in presenza del servizio essenziale di istruzione.”

La norma sarà in vigore dal 1º settembre fino al termine dello stato di emergenza sanitaria (fissato, per ora, al 31 dicembre) e risponde alla necessità di contribuire alla ripartenza in sicurezza delle attività didattiche, sollecitando la vaccinazione della totalità del personale scolastico che, al pari di quello sanitario, è addetto ad un servizio di rilevante interesse pubblico e generale.

Fin qui siamo d’accordo.

L’attenzione, però, va poi focalizzata sulle modalità di applicazione della norma, che prevedono pure un apparato sanzionatorio specifico per gli inadempienti e per chi dovesse mancare all’obbligo di verificare l’inadempienza.

Dopo due anni scolastici nei quali si è abbattuto sulla scuola – in particolare in Lombardia, epicentro dell’emergenza sanitaria – un vero e proprio tsunami di norme e adempimenti procedurali spesso improvvisati, che hanno messo in notevole difficoltà l’organizzazione del servizio scolastico, riteniamo si possa – anzi, si debba – evitare un ulteriore appesantimento, per quanto possibile.

E allora avanziamo una proposta, tratta dalla quotidiana esperienza amministrativa: poiché, per assicurare l’obbligo di cui parla la norma appena varata, è necessario verificare che il personale sia vaccinato, al fine di individuare coloro che eventualmente non lo fossero, basterebbe che le scuole, a partire dal 1º settembre, inviassero alle ASST di competenza gli elenchi ufficiali del personale in servizio, affinché vengano incrociati con i dati presenti nell’anagrafe regionale delle vaccinazioni. Le ASST restituirebbero poi i nominativi di coloro che non risultano vaccinati alle scuole, per gli ulteriori adempimenti di loro competenza.

È quanto si fa abitualmente quando le scuole devono verificare l’obbligo vaccinale per gli alunni che si iscrivono, come previsto dalla legge sulle vaccinazioni obbligatorie dei minori (Legge Lorenzin del 2017).

In tal modo, si avrebbe una rapida e sicura applicazione della norma, che ha finalità squisitamente sanitarie (“al fine di tutelare la salute pubblica”, dice il decreto-legge) e quindi deve far gravare la responsabilità dell’individuazione degli inadempienti sull’autorità sanitaria, non su quella scolastica.

Senza contare il beneficio che deriverebbe dal fatto di non dover appesantire più di tanto l’organizzazione amministrativa delle scuole e le già gravose responsabilità dei dirigenti, anche in termini di privacy, con l’acquisizione di dati che sono già in possesso delle autorità sanitarie.

Si eviterebbe così, al contempo, l’inutile duplicazione di una rilevazione di dati già fatta, mentre si garantirebbe una più rapida ed efficace applicazione della norma, evitando di interpellare tutto il personale delle scuole e di obbligarlo ad esibire una certificazione già in possesso del sistema sanitario.

Poiché la concreta applicazione di questo particolare aspetto del decreto-legge è demandata ad un successivo DPCM e ad una successiva circolare del Ministro dell’Istruzione, il consiglio regionale di ANP Lombardia chiede rispettosamente agli organi competenti di voler tener conto di questa proposta.

Presidente regionale ANP Lombardia

Matteo Loria

Comunicato

COMUNICATO STAMPA ANP LOMBARDIA

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